LA FORMAZIONE DEI PREZZI DI CONFERIMENTO E VENDITA
Uno dei motivi per cui il fenomeno “filiera corta” si espande è quello del risparmio perché l’abbattimento del numero di passaggi, di norma, comporta un prezzo finale al consumatore più basso dei prezzi medi al minuto.
Vediamo di enucleare alcune regole da tenere in debita considerazione per un corretto processo di formazione dei prezzi, fermo restando che qui non si entra nel merito dell’equità del prezzo alla produzione: questo discorso, da solo, meriterebbe un approfondimento molto maggiore di quello che è possibile nel presente studio.
Prendiamo ad esempio il settore ortofrutticolo.
Partiamo da un prezzo di conferimento base 100. Cioè, al produttore agricolo viene riconosciuto il prezzo di 100. Il prodotto viene conferito al Centro di condizionamento della Organizzazione di Produttori. A tale costo di produzione si dovranno aggiungere i seguenti oneri:
- selezione, lavaggio e calibratura
- costi degli imballaggi
- confezionamento
- stoccaggio
- trasporto
- costi di commercializzazione
- oneri amministrativi
- costi promozionali.
L’incidenza di tali costi è percentualmente variabile in funzione del volume totale di prodotto lavorato e può andare da un minimo del 15% fino al 25-30% del volume di vendita, nel caso di strutture sotto utilizzate o sottodimensionate.
Se si tratta di una Organizzazione di Produttori riconosciuta dalla UE per il settore ortofrutta (Regolamento CE 361 del 2008 di cui accenniamo dopo) allora si potrà beneficiare di un contributo a fondo perduto per i programmi operativi della stessa O.P. che permette di abbattere i costi di funzionamento almeno del 4,1% del fatturato di vendita ed i costi, difficilmente salgono sopra il 20%.
In tali costi abbiamo considerato l’incidenza delle spese occorrenti per arrivare, dalla O.P. ad una catena di punti vendita o a un distributore.
A questo punto interviene il costo del gestore della catena di punti vendita e del singolo punto vendita. Se il prodotto, partito a valore 100 dal produttore, è salito a 120/130 dopo il condizionamento presso la O.P., per bene che vada dovrà sopportare un ulteriore ricarico di quasi il 100% e si ritroverà sullo scaffale del punto vendita, a disposizione del consumatore, tra un valore di 240 ed un valore di 300. In realtà tutte le statistiche indicano che fatto 100 il prezzo del produttore si arriva mediamente anche a 400 al consumatore ed in alcuni casi si supera pure questa forbice.
Che cosa succede?
Succede che il numero di passaggi è spesso molto più elevato di quelli che sopra sono descritti. Ciò avviene per diversi motivi che riguardano le politiche distributive, le scelte aziendali delle catene di grossisti e distributori, la necessità di raggruppare per prodotti omogenei la logistica e la distribuzione; ci possono essere anche fenomeni speculativi; più in generale il controllo della filiera sfugge al primo anello della stessa (il produttore) e raramente è sotto controllo di una Organizzazione di Produttori perché anch’essa, benché abbia più forza contrattuale, comunque competere con difficoltà con le grandi centrali distributive.
Come è possibile accorciare la filiera? Aggregazione dei produttori.
Il singolo produttore può fare ben poco, da solo. Se è fortunato, perché opera in una zona facilmente raggiungibile dai consumatori, può esercitare la vendita diretta aziendale; ma questa non è una soluzione percorribile da tutti gli agricoltori; sia perché non si possono improvvisare “commercianti”, sia perché non hanno a disposizione tutta la gamma di prodotti che interessa il consumatore il quale è oramai abituato a trovare, nel supermercato, tutto quello che gli serve i un unico posto. E’ vero che il produttore agricolo può integrare, purché non siano prevalenti, anche prodotti di altri agricoltori tra quelli che mette in vendita direttamente ai consumatori, senza perdere il requisito di imprenditore agricolo, ma resta il fatto che la maggior parte degli agricoltori non è nelle condizioni oggettive e/o soggettive per esercitare proficuamente la vendita diretta o comunque per trarre dalla vendita diretta lo sbocco della maggioranza/totalità delle proprie produzioni. Dunque occorre associarsi con altri produttori, se si vuole percorrere la strada di accorciare la filiera; l’aggregazione permetterà di rendere l’offerta più variegata, più continuativa e costante.
Trasformazione della OP in gruppo di offerta
Da gruppo di produttori si deve passare a gruppo di offerta che significa la capacità, da parte dei produttori, di predisporre un’offerta che è misurata in base al target del gruppo consumatori; quindi che pensa “collettivamente” alla soluzione dei problemi di preparazione del listino, della tipologia di prodotti (per esempio le cassette miste di frutta e verdura), dei trasporti o comunque delle consegne.
Attivazione di percorsi virtuosi
Gruppi di acquisto, punti vendita a gestione diretta; partecipazione e promozione di mercatini; vendita on line e per corrispondenza, sono le diverse forme di filiera corta che si possono sperimentare da parte di gruppi di offerta organizzati. Ognuno di questi percorsi richiede soluzioni logistiche ed organizzazione del lavoro peculiari.
In generale si può dire che questi percorsi permettono di abbattere almeno della metà i costi della filiera che vanno dal momento che il prodotto esce dal Centro di condizionamento fino al prezzo finale al consumatore e ciò non solo con un evidente risparmio per il consumatore, ma anche con maggiori soddisfazioni per il produttore. Esperienze concrete di gruppi di acquisto e di mercatini permettono di tagliare un buon 30% dal prezzo finale al consumo dei prodotti biologici. In definitiva, sempre fatto 100 il prezzo al produttore avremo un prezzo al consumo che oscilla tra 150 e 200. |